Il cross linking corneale è una metodica, effettuata in day-hospital, che utilizza una combinazione tra luce ultravioletta di tipo A emessa da uno strumento dedicato ed un collirio a base di vitamina B2 (riboflavina, Ricolin). Tale trattamento consente la formazione di nuovi legami tra le fibre del collagene corneale (cross-linking), da cui consegue un ‘aumentata rigidità biochimica della struttura corneale. Dagli studi condotti, questa tecnica si è dimostrata in grado di ridurre l’astigmatismo e di arrestare l’evoluzione del cheratocono evitando il trapianto di cornea.

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Cross-linking del collagene corneale

Il cross-linking (in sigla: CXL) è una terapia innovativa parachirurgica del cheratocono.
Cross-linking vuol dire “formazione di legami incrociati”. È una reazione fotodinamica di polimerizzazione del collagene dello stroma corneale in grado di incrementarne la resistenza. Nella sezione “Anatomia delle cornea” è stato descritto che essa è costituita da fibre collagene disposte ordinatamente.
La resistenza meccanica della cornea è correlata al numero di fibre e, soprattutto, al numero di legami chimici a ponte che esistono tra di loro (Fig. 1A). Qualcosa di simile succede anche nei pilastri di cemento armato delle case dove la resistenza è correlata al numero ed ai legami tra i tondini di acciaio…
Abbiamo visto anche che nel cheratocono si determina uno scompaginamento della corretta struttura del collagene con conseguente scarsa resistenza meccanica della cornea che, quindi, si deforma sotto la spinta della pressione endoculare.
La tecnica del cross-linking sfrutta una sostanza innocua la Riboflavina, nota come Vitamina B2, per creare una reazione chimica all’interno dello stroma corneale, innescata dalla luce ultravioletta emessa da una lampada appositamente studiata per questo scopo (Emettitore UV-A VEGA®).
La reazione chimica comporta un moltiplicarsi di legami tra le fibre collagene che, in maniera sorprendente, diventano più spesse, più ordinate e più resistenti a stimoli meccanici e chimici (Fig. 1B e 1C). Ne risulta una stabilizzazione della cornea con conseguente arresto dello sfiancamento della stessa e, pertanto, del cheratocono.